
Sabato mattina vado al bar per fare colazione. E' il bar del quartiere, facce e discorsi noti. Mentre bevo il cappuccio parte tra i presenti la chiacchiera sul filone calcio, lo spunto viene fornito dalla poderosa e imbarazzante manifestazione tenuta a sansiro per presentare un nuovo acquisto del milan.
Nando, barista non certo noto per l'afflato democratico, commenta: che massa di deficienti quelli andati a sansiro... è tutta una messa in scena di Berlusconi.
Taccio, normalmente, ma questa volta azzardo: beh, più o meno come fa al governo...
Si alza di scatto un tizio dal tavolino di fianco al mio, mi regala uno sguardo torvo e mentre ci si impegna gli cade l'occhio sul manifesto, che avevo appena spetasciato ben bene sul mio di tavolino, in equilibrio tra cappuccio e brioche. Beccato, penso. Poteva giocarsela anche meglio, ma probabilmente non è così intelligente, e andando a pagare dice ma lo vendono ancora quel giornale? sono ancora in giro quelli come te? ormai dandomi le spalle.
Non rispondo molto meglio, faccio un po' lo spiritoso aggressivo anch'io ma so che lui, ormai alla cassa, non capisce quello che dico. meno male, perché avevo azzardato qualcosa del tipo si esistono e spaccano i denti a quelli come te; un'affermazione alla quale non avrei mai potuto dare un degno seguito.
Uscendo il tizio farfuglia qualche cazzata sul farsi i capelli a forma di fascio, e il barista lo liquida con toni da barista; appena uscito mi guarda e con aria incredula dice ma cos'è successo?
Il giorno dopo cambio bar, questo è decisamente più di sinistra, infatti le brioche fanno un po' schifo, per questo avevo smesso di andarci tempo fa.
Però ha i tavolini fuori, così si può tentare inutilmente di leggere un po' del manifesto e dell'internazionale all'aria aperta del corso. ne scelgo uno e apparecchio il giornale. nel tavolino di fianco al mio siede una coppia, lui è un dipendente di qualche negozio lì intorno vicino alla pensione. stufo.
lei è una signora decisamente troppo truccata e agghindata per una domenica mattina. ovviamente fuma, immagino muratti, le sigarette da nonna ma non sono sicuro, e dice a voce alta:
- Hanno voluto un posto per loro e glielo abbiamo dato, adesso questo posto non va bene perché ne vogliono uno più idoneo a pregare... Ma che se ne vadano in culo tutti quanti, questa gente bisogna mandarla a casa, fuori dalle palle!
Mi rialzo di scatto e boffonchio, in modo che mi sentano, che con i razzisti di fianco non riesco a fare colazione, vado a farla dentro. Il dipendente finge un po’ di colpevolezza.
Dentro ci sono due o tre tavolini un po' sfigati, ora che è estate perché invece d'inverno sono ambitissimi, una signora ride un po' compiaciuta e un po' ironica alle dichiarazioni di principi che il pensionato seduto con lei le esibisce. Il campionario è il solito: gli unici film che vedo sono quelli di azione di trenta anni fa, altro che i film di oggi. Quelli con Robert Redford per esempio, roba che oggi non fanno più.
Lei tentava di ammorbidirlo neanche troppo convinta, sulla questione cinema. Io in realtà capivo: caro mio, sei proprio un po' vecchio e rincitrullito! e pensare che se facessi un po' meno il ganzo e un po' più l'uomo delle tua età, magari potremmo vivere insieme un pezzo di vita, ché siamo entrambi da soli. E invece guardati lì, che invece di essere saggio e accorto mostri i bicipiti...
Ma il pensionato non capisce e dopo poco dà del suo meglio, porta repentinamente il discorso su un argomento nuovo, ritiene evidentemente di avere interessanti opinioni in merito: le coppie gay. Di queste dice che gli fanno schifo, ma proprio schifo e che è contro natura. Fine. La signora abbozza qualche difesa d’ufficio tipo ma lasciali fare…
Il mio è un quartiere di sinistra, comunque ora faccio colazione a casa.