martedì 5 agosto 2008

Verde buddista



Tra le varie tipologie di personaggi insopportabili che chi lavora è costretto conoscere e a volte subire, ve n'è una che trovo particolarmente fastidiosa. E' una categoria definibile per approssimazione, vi appartengono quelle persone che non sono nemiche conclamate della nostra sensibilità o delle nostre posizioni politiche o sociali, ma anzi bazzicano grossomodo le stesse acque e per questo sono più pericolose. Riescono infatti a guadagnarsi una parte, se non tutta, della nostra fiducia; quella parte che affidiamo di default a chi condivide con noi qualche tipo di passione o idea.
Io poi, personalmente, tendo ad estendere queste affinità ad un sacco di campi. Musica, cinema, letteratura, non posso credere che uno che, per dire, apprezza Kubrick applauda Bossi quando con il braccio rappresenta il proprio cazzo duro.
Epperò nel mio lavoro conosco un leghista buddista. Cioè, non so se è precisamente buddista, ma certamente pratica da quelle parti edogni tanto butta lì qualche concetto che finisce in –dharma e ha a che fare con l’equilibrio cosmico.

Da piccolo ho frequentato qualche libro di Osho Rajneesh, attirato dalle diverse tecniche di meditazione che a quell’età assimilavo più che altro allo stono. Poi mi è capitato di fumare una canna, e ho capito che si poteva fare diversamente.

Il mio collega, lungi dall’essere nocivo per qualcuno, me lo immagino dedito alle sue attività esoteriche con lo steso piglio puntiglioso con cui svolge i suoi compiti di lavoro. E’ noto per la sua pedante precisione.

Risveglio, mantra, offertina ai pupazzetti, colazione, un pensierino al karma, salvataggio di una formica sul bordo del lavandino, un controllino al calendario con le festività padane, un saluto al poster del senatùr col cazzo duro e via al lavoro.

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